Shozo Shimamoto è stato un artista contemporaneo giapponese, nato negli anni 20’ ad Osaka, definito “samurai, acrobata dello sguardo”; innovativo interprete delle avanguardie europee; emblema dell’arte performativa; pittore che aveva messo al bando il pennello…. e così via…. Tuttavia, vien da chiedersi, Shimamoto avrebbe veramente voluto essere definito con una o più parole…?
Per rispondere a questa è ad altre domande, ci siamo rivolti a Giuseppe Simone Modeo, giovane e dinamico co- curatore, insieme a Giuseppe Morra, della mostra “Shozo Shimamoto. Gutai -Primo Assalto” in corso a Palazzo Bastogi a Firenze, fino al 30 novembre 2024.
Nel catalogo della mostra, che reca anche un pregevole approfondimento di Italo Tomassoni, Modeo immagina uno Shimamoto oggi che arriva a Firenze: “…. all’ombra della cupola del Brunelleschi. Idealmente è come se, con questa mostra, Shimamoto spruzzasse la sua materia colorata, la facesse esplodere sugli edifici e per le strade della città che ha formato l’arte occidentale e che conserva i prototipi dell’icona della forma umana maschile nel David dell’Accademia e femminile nella nuda e nascente Venere degli Uffizi.”
E adesso spazio all’immaginazione, con la nostra guida d’eccezione, Giuseppe Simone Modeo.
La mostra che si è appena aperta a Palazzo Bastogi ha un titolo piuttosto intrigante ed enigmatico: “Shozo Shimamoto. Gutai-Primo Assalto”, ci puoi spiegare il perché? Il gruppo Gutai e fra essi, certamente in primo piano, Shozo Shimamoto, non può considerarsi una corrente né un’avanguardia. Esso, infatti, non voleva opporsi al passato, indicando in senso prospettico e futuristico l’avvenire della pittura ma dichiarare guerra all’arte come concepita, in oriente e in occidente, per oltre 2000 secoli, muovendo un vero e proprio assalto al passato per aprire un varco verso l’azzeramento delle questioni estetiche storicamente succedutesi per l’avvento di una nuova espressione artistica compatibile con la realtà umana e allineata alla nuova fisica che andava descrivendo un universo in esplosione ed in espansione caotica.
Shimamoto ed il gruppo Gutai mossero il “primo assalto” in questa direzione e la mostra fiorentina rende omaggio al loro eroico passo.
Cosa delinea il carattere artistico di Shimamoto in generale. Qual’è il suo rapporto con il colore? Quali sono i tratti che preferisci? Ciò che caratterizza l’espressione creativa ed artistica di Shimamoto è proprio l’assenza di canoni o se vogliamo l’assenza di disegno. Nel suo fare artistico non c’è progetto, non c’è predeterminazione, non c’è volontà compositiva. Il gesto creativo è un gesto violento ed espansivo così come la forza della materia che espandendosi genera lo spazio, il tempo e l’universo.
Shimamoto nella pittura “azzerata” salva soltanto il colore o meglio la materia colorata allaquale, lungi dall’imporle una forma, imprime energia nel senso fisico del termine. Energia gravitazionale con il crash bottle o energia cinetica accelerata con altri sistemi di esplosione. È proprio questo il tratto che prediligo dell’artista giapponese: quello di ridurre il ruolo dell’artista a creatore di energia, assegnando al colore il ruolo di testimone dell’espansione di tale energia.
Quali tra le sue performance, in Italia e all’estero, preferisci e perché? Difficile dire quale sia da preferire tra le performance di Shimamoto. Mi piace ricordare quelle realizzate in Italia ed in particolare a Napoli. L’artista in quell’occasione attinse, con la forza esplosiva della materia colorata, le riproduzioni di opere d’arte iconiche del periodo greco-romano, per azzerarle da un lato deprivandole del significato vincolante che l’artista classico aveva impresso a quella materia e dall’altro rendendole suscettibili di svariate ulteriori interpretazioni tante quante il fruitore, lo spettatore, riesce a immaginarne. In altri termini, agendo col proprio gesto artistico sulla Nike di Samotracia, Shimamotorestituisce a quella materia e a quella forma tutti i significati sottratti dallo scultore che la volle solo come “vittoria”.
Esiste un carattere distintivo divenuto irripetibile dell’artista? Rispondo negativamente. Non può esistere un carattere distintivo ed irripetibile proprio perché la modalità, il gesto creativo di Shimamoto in particolare e del gruppo Gutai in generale è diretto allo azzeramento di ogni caratteristica ovvero di ogni regola di riconoscimento nell’arte figurativa, così come è avvenuto anche al gruppo di artisti di Düsseldorf che si riunirono proprio con il nome di “Zero”.
A voler ricercare una caratteristica distintiva di Shimamoto mia avventurerei nel suo rapporto con lo spazio e col tempo. Come i grandi artisti di tutti i tempi Shimamoto si confronta con queste dimensioni esistenziali intervenendo pittoricamente su superfici vastissime ed in un periodo di tempo molto concentrato e veloce che quello della durata della performance.
Alcune opere di Shimamoto si trovano presso la Galleria Il Ponte di Firenze www.galleriailponte.com

