Abbiamo incontrato il Maestro Li Jin e le sue affascinanti opere durante il suo vernissage questa primavera a Firenze. Ci ha colpito la leggerezza e la trasparenza del tratto, l’utilizzo delicato dei colori e della loro combinazione, l’ironia irresistibile delle scene, insomma un vero e proprio colpo di fulmine… soprattutto per le sue donne.
A distanza di 10 anni dalla sua prima visita in Italia, in quest’ultima occasione, la sua esperienza, racconta, è stata molto più profonda, tanto da dargli modo di apprezzare appieno la ricchezza culturale e artistica del nostro paese. Ci ha detto:” Sento che l’Italia possiede una tranquillità e semplicità unica, al di là del sole e della passione e queste qualità sono molto apprezzate in Cina. Gli italiani trasudano di uno spirito indomabile, come se fossero anziani molto vissuti, che hanno attraversato tante tempeste e adesso abbracciano una vita semplice. Questo è qualcosa che io ammiro molto.”
Un uomo di variopinta e allegra creatività, alla ricerca di una vita più gioiosa e innocente: “ll mio lavoro creativo, così come la mia vita, evolve di pari passo con la mia curiosità.”
Nell’intervista che trovate qui di seguito leggerete anche la sua visione sulle “cose vecchie” quando descrive la carta di riso sulla quale è solito disegnare.
Quando ha cominciato, quali sono stati i primi soggetti e l’evoluzione Ho iniziato a tre anni, dipingere per me era il più bello dei giochi. Prima con i pastelli e poi mi sono appassionato alla lavatura d’inchiostro, chiamata in cinese Shui Cai, che ha rappresentato e rappresenta appieno la mia cifra stilistica. ( Si tratta di una tecnica che consiste nell’usare inchiostri molto diluiti, per ottenere ombre e altri effetti) Quando ero giovane mi piaceva guardare i film di guerra, e molti dei miei lavori ne erano
influenzati. Talvolta dipingevo scene vittoriose, altre volte scene di sconfitta. Era come un gioco di ruolo e mi immedesimavo a turno con differenti eserciti e nazioni.
Durante i miei studi all’Accademia di Belle Arti di Tianjin, ero più attratto da temi rurali, infatti ogni volta che c’era un periodo di vacanza, andavo in campagna e dipingevo contadini e persone la cui vita era molto diversa dalla mia vita cittadina. Questa curiosità mi è rimasta, soprattutto quando viaggio in nuove regioni o i nuovi paesi che ancora non conosco. Il mio lavoro creativo, come la mia vita privata, evolve di pari passo con la mia curiosità.”
Che tipo di colori usa, quali preferisce e in quali combinazioni? Mi piacciono molto i colori caldi, senza un contrasto troppo forte. Quello che mi interessa di più, a livello di sensazione percepita. è la trasparenza, la brillantezza e i toni armoniosi. L’utilizzo dei colori, negli acquerelli e nella gouache ( pittura a guazzo, sempre a base d’acqua, ma più opaca rispetto agli acquerelli ) è molto simile all’uso dell’inchiostro nella pittura Cinese e nell’applicazione dei pigmenti minerali (sono pigmenti di colore estratti da minerali, rocce, terre naturali.) Su quale tipo di carta dipinge? Il tipo di carta e i materiali che utilizzo variano ad ogni stadio del lavoro. In generale preferisco una carta antica fatta a mano, con una tonalità che mostra che è stata pressata a lungo. Proprio come nella mia vita, preferisco un vino invecchiato ad un novello. C’è una certa profondità dentro le cose vecchie che riesce ad ammorbidire il passaggio del tempo e che riesce anche a temperare il proprio carattere.
Ci spiega l’influenza Giapponese sulla tradizione Cinese Chi mi conosce attraverso i miei dipinti, sa bene quanto il cibo sia al centro, e molto ricorrente, in tutte le mie composizioni. La scelta iniziale di stabilire il mio studio in Giappone, è nata anche dalla mia profonda attrazione per la cucina giapponese. La cultura giapponese ha molte similitudini con la cultura cinese e credo che abbiano le stesse radici. Sono proprio queste similitudini che mi fanno sentire a casa in Giappone, come se io fossi in una versione elegante della Cina. È incredibile l’impegno dei giapponesi per l’ambiente e per la qualità della vita e questo è molto diverso dall’attitudine in Cina. È proprio questa carenza della Cina che, per me, viene colmata dal Giappone. Sono anche molto attratto dalle Anime giapponesi, perché restituiscono la visione della realtà attraverso occhi di bambino. I cartoni animati giapponesi sono sia per adulti sia per bambini e mostrano una vita più gioiosa e innocente. E questo concetto è quello al quale ho sempre aspirato, sia nella mia vita personale sia nella mia vita di artista.
Da dove trae ispirazione per i suoi lavori? Tutto ciò che dipingo rispecchia esattamente ciò che mi piace e interessa e dunque i miei disegni parlano della mia vita e delle mie emozioni, incluse le suggestioni gastronomiche. Un importante focus creativo riguarda la relazione tra esseri umani e natura, tuttavia pongo maggiore enfasi nel dipingere persone, piuttosto che paesaggi. Mi interessa approfondire come le persone interagiscono in un ambiente specifico, come per esempio durante i miei viaggi quando lo scenario cambia in continuazione, e il mio lavoro si sviluppa attraverso il movimento all’interno della vita quotidiana. Andando ancora più a fondo, guardando alla filosofia Cinese e applicandola al contesto dell’arte, ci troviamo di fronte ad un dilemma: la creazione artistica deve rispecchiare la natura circostante, oppure la natura circostante dovrebbe essere piegata ai propri sentimenti e emozioni?….Per me la natura non dovrebbe essere considerata come un mero scenario, ma dovrebbe racchiudere elementi più umanistici.
Le piace più disegnare all’interno del suo studio oppure all’esterno?Ogni anno passo molto tempo in viaggio, e il mio approccio alla pittura è diverso dalla tradizionale tecnica occidentale “en plein air”. Assaporo il concetto di viaggio e, attraverso di esso, mi lascio guidare dai miei occhi, dal mio istinto e dai miei sensi e lascio che questi assorbano nuove esperienze che poi tradurrò spontaneamente in disegni all’interno. Per questo, quando dipingo, non necessariamente ho bisogno di un modello o di una scena davanti a me.
Le donne che dipinge sono molto belle, c’è una donna in particolare alla quale lei fa riferimento? È vero, ammiro le donne e sono incline a descrivere il loro portamento e il fascino che esercitano su di me. Non è meramente un desiderio sessuale, è più il mio voler rivelare la bellezza della vita attraverso di loro. Le donne ci sono sempre state, anche nei miei lavori giovanili, e sempre in modo predominante. Con l’elemento femminile, l’atmosfera nei miei dipinti è completa e la mia vitalità si esprime alla perfezione. Ci sono anche elementi ricorrenti come animali, uccelli per esempio, li utilizza come simboli? Mi piacciono i cani, i pesci e gli uccelli, li considero compagni di vita. Ci sono molti riflessi umani negli animali e sicuramente c’è anche il mio riflesso.
Dai suoi disegni emerge un certo senso dell’umorismo, come mai?
Ho un senso dell’umorismo innato, credo che nella vita o nel creato nessuno debba cercare la sofferenza oppure ritrarla. Ho una parte di me naturalmente comica e sono particolarmente impaurito dal ritrovarmi davanti alla paura. Quando mi confronto con il dolore, molte delle mie preoccupazioni e problemi nella vita, si risolvono attraverso il mio stesso senso dell’umorismo. Credo che sia questo il motivo per il quale le persone amano i miei disegni, perché portano energia positiva e hanno un’influenza favorevole sull’allegria.


